Persona assistita, sicurezza non garantita

La nuova legge Disposizioni in materia di “sicurezza delle cure e della persona assistita”, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti ha preso il via. I suoi risultati li vedremo col passare del tempo, anche se resta – al termine della lettura – la perplessità su quanto in effetti si è fatto per affrontare concretamente i problemi della nostra sanità.
Gli intenti rappresentati in tema di verifica e raccolta dati sulle casistiche che affliggono la sanità sono chiari, ma così come si esprime in cima alla parte iniziale di questa legge, non ci sembra che siano state pienamente garantite le “sicurezze” relative alle qualità della cura ed all’attività preventiva che deve essere baluardo principale dell’opera di salvaguardia della salute individuale e collettiva.

Persona assistita, la situazione

Non c’è bisogno di andare tanto indietro nelle cronache per verificare lo stato d’emergenza in cui versano parecchie strutture ospedaliere, sia sotto il profilo dell’infrastruttura, sia sotto quello dell’emergenza sanitaria; precarietà che spesso accompagna il malcapitato anche in corsia, quando si trova a dover soggiornare su una lettiga d’emergenza o peggio ancora, nel corridoio del reparto; oppure quando si arriva al pronto soccorso, anche per una cattiva organizzazione del rapporto assistito/medico di famiglia, si accede alla struttura con un codice bianco o verde, che si va a sommare a tutti gli altri codici del triage che hanno maggiore priorità, nella speranza che ci sia qualcuno che capisca il nostro problema.

Perché è spesso proprio la mancanza di personale medico, che di tanto in tanto mette in condizioni i sanitari di essere o particolarmente stanchi per fornire una valutazione obiettiva corretta; oppure frettolosi da non valutare con la corretta oggettività altre particolarità del caso in esame, e quindi di errare la valutazione.

LEGGI IL TESTO: Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita

Oppure la scarsità di controlli, dove a Napoli hanno permesso in un ospedale locale, una assenza del personale sanitario in orario di servizio per altre attività, condotta riprovevole ma che per logiche varie, non sono stati licenziati e addirittura l’impossibilità di sostituirli con altro personale, ha costretto l’autorità a farli continuare a lavorare nonostante limiti di libertà giudiziaria; mentre a Roma altro personale ospedaliero filmato da “Striscia la notizia” usciva dall’ospedale per esigenze personali; oppure a Milano dove un noto Professore ha pensato di organizzarsi con interventi “d’allenamento” con esiti tutt’altro che rassicuranti, e di essersi fatto remunerare dalle due società fornitrici di protesi con «contratti di consulenza occulti e altre utilità» per sé e per i suoi familiari (ndr. “La stampa”).

Gli esempi appena descritti dimostrano che si poteva fare molto di più sul tema della sicurezza e della cura della persona assistita, esseri umani che cercano aiuto nel rapporto medico dottore, relazione che dovrebbe essere improntata alla serenità verso colui a cui ci affidiamo e non alla ricerca della buona sorte.

Lo studio dei fatti che ci sono stati esposti nel corso della nostra lunga attività, ci ha portato ad ascoltare sempre con la massima disponibilità tutti i racconti di coloro che hanno ricevuto un torto a seguito di cure errate, offrendo un valido sostegno psicologico ed una costruttiva cooperazione alla ricerca di risposte concrete, fonte di parziale sollievo, ed al ripristino dell’equità ed il riconoscimento dei diritti

PER SAPERNE DI PIU’: La proposta di legge in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita

 

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