QUANDO LA NEGLIGENZA STRONCA UNA GIOVANE VITA

A gennaio 2013, il signor Rossi, viene ricoverato in un ospedale di Napoli a causa di un virus influenzale. I medici, gli diagnosticano una cardiomiopatia dilatativa ostruttiva seria e lo dimettono con una terapia specifica. A marzo 2014, nella stessa struttura ospedaliera, viene sottoposto ad intervento di inserimento del defibrillatore. A luglio dello stesso anno, vi è un improvviso aggravamento delle condizioni fisiche e il paziente si presenta al pronto soccorso dello stesso nosocomio, dove viene nuovamente ricoverato e gli diagnosticano uno scompenso epatico dovuto al malfunzionamento cardiaco. Le sue condizioni peggiorano a tal punto che, ad agosto, viene trasferito presso un’altra struttura ospedaliera e durante l’espletamento di un esame ecografico, viene riscontrata la presenza di “una vegetazione lieve”. Dopo le dimissioni, non è più in grado di svolgere una mansione lavorativa. Nell’Aprile del 2016, un collasso lo costringe ad un nuovo ricovero, dove, oltre al cattivo funzionamento cardiaco, viene riscontrata una disfunzione epatica. A maggio 2016, dopo l’ennesimo ricovero, vengono effettuati nuovi accertamenti e si decide di inserirlo nella lista di attesa per un trapianto di cuore. Nei mesi successivi, la situazione peggiora, ancora un ricovero, durante il quale i medici accertano che non risponde più al defibrillatore, i cui cateterini, presentavano una evidente infezione. Le condizioni del paziente sono molto gravi e i valori epatici risultano alterati, per cui, si consiglia urgente trapianto. Si informa subito la struttura ospedaliera dove è stato inserito il defibrillatore del difetto costruttivo. Il 23 novembre viene effettuato il cambio dei Pace Maker e sebbene i cateterini presentavano infezione, viene dimesso. La ferita, a causa dell’infezione non riesce a rimarginarsi, ma gli comunicano che c’è la disponibilità di un cuore compatibile e la notte tra il 9 e il 10 gennaio viene trapiantato. Il 27, a causa di infezione della ferita, viene portato in sala operatoria per mettere una “VAC” cioè un sistema di aspirazione delle secrezioni che viene usato per le deiscenze ed infezioni superficiali delle ferite.

Il 31 ha un improvviso collasso, viene iniziata la rianimazione e si constata una asistolia. La rianimazione prosegue, e si istituisce una assistenza cardiaca “ECMO”, che risulta comunque inefficace. Viene constatato l’exitus per arresto cardio-circolatorio.

Difesa del Malato, ha subito ravvisato numerosi elementi di negligenza ed imprudenza, a partire dal momento della sostituzione del pacemaker-ICD. E in attesa di giustizia, lotta al fianco della giovane moglie e del loro piccolo, che al momento dei fatti aveva solo pochi mesi.

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