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L'ipoplasia del ventricolo sinistro in neonato, come non vederla dalla morfologica? PDF Stampa E-mail

La gravidanza procede bene e il 30 gennaio 2006 il lieto evento, l’arrivo di A.

Il 4 febbraio 2006, il piccolino non sta bene, comincia a respirare male così lo portiamo di corsa al pronto soccorso è cianotico, ha un arresto cardiaco, intervengono i rianimatori, viene intubato e attaccato al respiratore.

Lo salvano per miracolo! Sospettano un’ infezione o un ingorgo di latte ma dopo vari esami ed un semplice ecocardiogramma il responso: il piccolo è affetto da una gravissima cardiopatia, ipoplasia del ventricolo sinistro.

Da quel momento la nostra vita cambia. La sua cardiopatia è fra le più gravi e lo trasferiscono in altro ospedale per un intervento d’urgenza, ma visto che è troppo grave, decidono di non intervenire subito ed iniziano una terapia, in attesa che le funzioni vitali del piccolino si ristabiliscano.

Il 10 febbraio il difficile intervento che, se pure tecnicamente riuscito, A. non si riprende; comincia per noi una lunga ed interminabile via crucis, in tutto 2 mesi di ospedale.

In questi mesi conosciamo altre famiglie con lo stesso "nostro problema" ma noi siamo gli unici ai quali non hanno riscontrato nulla in gravidanza. Facciamo visionare da specialisti e scopriamo così che nella morfologica questa malformazione si vede.

Stiamo parlando di un bimbo con ipoplasia del ventricolo sx (vuol dire un quarto di cuore), con arco aortico di ridotte dimensioni!

Ad A. se tutto ciò fosse stato riscontrato, sarebbe dovuto nascere con parto cesareo e non con parto spontaneo, evitando ulteriore stess al piccolino, per poi essere operato al più presto evitando così l’arresto cardiaco del 4 febbraio.

Mi chiedo si sarebbe potuto evitare tutto questo con una diagnosi più attenta?

 
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